NAZA – Girato di notte sui tetti di Tel Aviv durante la guerra a Gaza, il film ricostruisce i sistemi e le procedure alla base di quella che descrive come una campagna di uccisione di massa di civili palestinesi.
Al centro della narrazione c’è il termine “NAZA”, un acronimo militare che, secondo le inchieste delle testate israeliane indipendenti +972 Magazine e Local Call, viene utilizzato dalle forze armate israeliane per indicare il numero stimato di civili che potrebbero essere uccisi in un determinato raid aereo su Gaza.
Attraverso testimonianze, il documentario mette in luce i meccanismi attraverso i quali gli attacchi vengono pianificati e sostiene che le decisioni del governo e dell’apparato militare israeliano abbiano avuto un ruolo determinante nell’uccisione su larga scala di civili palestinesi nel corso del conflitto.
NAZA, quando le vittime da “collaterali” diventano sistemiche
Rachel Szor e Yuval Abraham – Foto Karen Di Paola
“Non è un bug o un errore, è una caratteristica del sistema. Ogni casa di Gaza era già mappata prima del 7 ottobre”, dice Yuval Abraham, che dirige il doc con Rachel Szor: “Per noi è fondamentale che il film venga visto e che la società israeliana reagisca”. In concorso Venezia 83